916 mila visitatore a luglio: ma quanto valore resta davvero a Verona?

A luglio il centro storico di Verona ha registrato 916.500 visitatori, secondo il monitoraggio di Confcommercio Verona e VeronaUp realizzato attraverso l’analisi anonima dei dati della telefonia mobile. Quasi il 60% proveniva dall’estero.

È un dato importante, che conferma ancora una volta la forza internazionale di Verona e il ruolo decisivo esercitato dall’Arena durante la stagione estiva.

I 916 mila visitatori non sono pernottamenti, non sono camere vendute, non sono coperti nei ristoranti e nemmeno scontrini battuti nei negozi. Un’informazione preziosa per comprendere i flussi, ma che non può essere automaticamente trasformata in un indicatore della salute economica del centro storico. Federalberghi segnala che nel luglio 2026 l’occupazione alberghiera è risultata leggermente inferiore rispetto allo scorso anno, così come leggermente più bassi sono stati i prezzi medi. Nei pubblici esercizi, inoltre, sono diminuite sia le quantità consumate sia la spesa media nella fascia del pranzo, con un recupero serale soltanto parziale.

Anche il tema della cosiddetta “qualità” dei visitatori richiede cautela. La quota classificata come ad alta capacità di spesa passa dal 28,4% di giugno al 28,2% di luglio, mentre quella dei basso spendenti sale dal 20,2% al 20,8%. In numerose sere estive molte vie del centro sono apparse sorprendentemente scariche. E il sentimento raccolto tra ristoratori e commercianti è tutt’altro che euforico.

Più marcata e strutturale sembra invece la difficoltà del commercio non food, dove la domanda turistica fatica a compensare il progressivo indebolimento di quella locale. Ed è forse proprio questo il fenomeno che dovrebbe preoccuparci maggiormente: il crescente scollamento tra i veronesi e il proprio centro storico. Naturalmente le percezioni non sostituiscono i dati. Ma vale anche il contrario: il numero dei telefoni presenti nel centro non può sostituire fatturati, coperti, scontrini medi, marginalità e capacità delle imprese di rimanere sul mercato. La domanda quindi non è soltanto quanti visitatori arrivino a Verona ma quanto valore riescano realmente a lasciare al territorio e quanto il centro continui a essere vissuto anche dalla propria comunità.

Il vero banco di prova arriverà probabilmente con l’inverno e la primavera, quando il flusso turistico diminuirà e sarà più semplice comprendere la reale condizione dell’economia commerciale del centro.

Per molte attività, soprattutto quelle meno direttamente collegate al turismo, quei mesi potrebbero non essere soltanto una stagione più difficile. Potrebbero diventare decisivi per il loro futuro.

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