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AZIENDA AGRICOLA SAN MATIO: LA TERRA DEL CAMALADUM

Un vino è prima di tutto immagine del proprio territorio ed è grazie a questa forza che l’Azienda Agricola San Matìo è riuscita a creare un prodotto che racconta una storia lunga secoli.

“Il nostro Chardonnay prende forma nell’area di Camalò di Povegliano, in provincia di Treviso, nella zona dell’“Alta Pianura”, che è nata dagli innumerevoli fenomeni di deposizione fluvioglaciale ed alluvionale che si sono alternati nel tempo”, spiega Michele Genovese che insieme al fratello Davide e ai genitori cura l’azienda.

Da questo territorio nasce uno chardonnay che pare uno scioglilingua, Camaladum, un vino che porta il nome di un territorio antico di cui si trovano cenni fin da epoca romana e che la vulgata vuole sia il centro del mondo, perché? “Tutto si deve alla leggenda di un pozzo che si dice sia così profondo da arrivare fino al cuore della terra, ecco quali sono le profonde radici del nostro territorio”.

L’avventura parte nel 2014 quando la mamma, che possiede un terreno agricolo, decide di credere nei figli e nella loro idea di trasformare quel campo in un vigneto. Le analisi tecniche del terreno sono dalla loro, e nel 2015 nasce l’azienda agricola San Matìo. “Il nome deriva dal patrono del Paese, san Matteo, in dialetto appunto Matìo e da un modo di dire di quelle parti: A San Matìo, a brosa non a par pì rio, che vuol dire che non è strano trovare la brina a San Matteo – spiega Michele -, anche questo fa parte del legame che abbiamo con il nostro territorio”.

Vengono piantati due ettari di vigneto chardonnay e il 2017 è il momento per dar forma al loro vino: “Solo le annate migliori vengono vinificate, ecco perché realizziamo piccole quantità, ma di un prodotto di qualità elevata – sottolinea Michele -. In questo modo vogliamo prenderci una nicchia di mercato ben definita; avremmo potuto puntare su un prosecco, come tantissimi in questa zona, ma abbiamo scommesso su un bianco fermo e crediamo sia stata la scelta giusta”.

La vendemmia viene fatta a mano, “un lavoro a regola d’arte”, perché, “il vino si fa in vigna – spiega Michele – qui si toglie dalla pianta tutto l’eccesso, in modo da mantenere un rapporto di acini il più piccolo possibile per fare sì che la buccia rilasci tutti i suoi profumi e odori. Vi abbiamo fatto venir voglia di provare un nostro calice?”.

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