La parola ad Alex Vantini, presidente di Coldiretti Verona
È stata recentemente approvata la legge contro i reati agroalimentari. Perché questo provvedimento è una pietra miliare per le aziende agricole e per i cittadini? “Questa legge è una vittoria storica della trasparenza. Per troppo tempo il nostro sistema agroalimentare è stato vulnerabile a frodi che non solo danneggiavano economicamente le aziende oneste, ma mettevano a rischio la salute pubblica. Con questa legge lo Stato riconosce finalmente che il cibo non è una merce qualunque. Per i nostri agricoltori veronesi significa operare in un mercato più equo; per il cittadino, significa avere la certezza che ciò che mette in tavola è vigilato da norme tra le più avanzate al mondo”.
Coldiretti è stata in prima linea in moltissime battaglie per denunciare il cosiddetto “Fake in Italy”. Qual è il problema principale del Codice Doganale attuale che state chiedendo di revisionare? “Il paradosso sta nel criterio dell’ultima trasformazione sostanziale. Oggi, grazie a regole europee obsolete, un prodotto che arriva dall’estero può essere marchiato come italiano se subisce un’ultima lavorazione nel nostro Paese. Noi chiediamo che l’origine sia legata indissolubilmente alla materia prima. Il consumatore ha il diritto sacrosanto di sapere da dove viene il grano della pasta o il latte del formaggio per poter fare scelte consapevoli”.
Spesso sentiamo parlare di accordi di libero scambio, come per esempio il Mercosur. Coldiretti però contesta molti di questi trattati. Qual è la vostra posizione sul principio di reciprocità? “Non siamo contro il commercio, ma contro la concorrenza sleale. È inaccettabile importare prodotti da Paesi extra-UE dove si utilizzano pesticidi vietati da noi da decenni o dove non esistono tutele per i lavoratori. Il principio di reciprocità deve essere la base: se un prodotto entra nel mercato europeo, deve rispettare gli stessi identici standard ambientali, sanitari e sociali richiesti ai nostri agricoltori. Altrimenti, non è libero scambio, è dumping che distrugge le nostre eccellenze”.
L’etichettatura obbligatoria dell’origine è una battaglia che portate avanti da anni. A che punto siamo e perché è così importante per il ‘Sistema Paese’? “L’etichetta è la carta d’identità del cibo. Grazie al nostro impegno, l’Italia è all’avanguardia, ma serve che l’Europa estenda l’obbligo a tutti i prodotti. Tracciabilità totale significa valorizzare i territori e sostenere l’economia nazionale. Quando il consumatore sceglie consapevolmente italiano, sta investendo sul proprio benessere e sulla tenuta economica di migliaia di imprese”.
Come si traduce l’impegno di Coldiretti Verona per il futuro dei consumatori e dei giovani agricoltori che lei rappresenta? “Il nostro impegno è costruire un patto tra chi produce e chi consuma. Vogliamo un’agricoltura che sia sinonimo di sicurezza, qualità e sostenibilità reale. Per i giovani difendere il Made in Italy significa garantire loro un futuro dove l’eccellenza venga premiata e non soffocata dal falso. Ogni nostra battaglia, dal Brennero a Bruxelles, ha un unico obiettivo: fare in modo che il cibo continui a essere un valore identitario e un motore di benessere per l’intero sistema Italia. Allo stesso tempo, il nostro massimo impegno è rivolto al riconoscimento di una redditività dignitosa e realistica del lavoro degli imprenditori agricoli”.













