Agroalimentare

L’Export di Verona accelera in Germania e Francia

Verona si conferma tra le province leader dell’export agroalimentare italiano, anche se perde il gradino più alto del podio e si piazza seconda, dietro Cuneo. I primi nove mesi del 2025 segnano una crescita nell’Ue, con un +8,6% in Europa che è destinataria del 73% dell’export, mentre si nota una flessione (-2%) nei Paesi extra-Ue, in particolare per i segni meno nel Regno Unito e negli Stati Uniti (-5,6% per entrambe). A trainare l’export agroalimentare nell’Ue sono la Germania (+10%) e la Francia (+5,7%).

Sono alcuni dei dati contenuti nel 1° Report 2026 “Economia, agricoltura e agroalimentare” di Confagricoltura Verona, realizzato in collaborazione con l’Ufficio Studi Cgia di Mestre, presentato a Fieragricola a Verona, con i dati del secondo semestre 2025 e le prime proiezioni del 2026. Seconda provincia dell’export agroalimentare italiano, con 4,6 miliardi di valore (pari ad un terzo dell’intero Veneto), Verona si contraddistingue per la numerosità di comparti in cui primeggia: 619 milioni di euro di prodotti agricoli, 718 milioni di carne lavorata o conservata, 489 milioni di prodotti lattiero-caseari, 197 milioni di prodotti per l’alimentazione animale. Ci sono poi le bevande che valgono 1,2 miliardi di export, grazie alla forza e qualità dei vini veronesi.

Verona mantiene salda anche la seconda posizione, dopo Bolzano, per valore aggiunto agricolo in Italia, con le previsioni per il 2026 che indicano una crescita del 2,3%, sensibilmente superiore rispetto alla media complessiva del Veneto (+0,1%). Per quanto riguarda l’andamento dei prezzi all’origine, pagati dagli agricoltori, dai dati Ismea risulta che il 2025 ha fatto registrare un lieve incremento (+1,3%), attribuibile principalmente alla crescita dei prezzi dei prodotti zootecnici (+10,8%), mentre i prezzi delle coltivazioni evidenziano cali significativi (-6,9%). Tuttavia, a partire da settembre 2025, si osserva una flessione dei prezzi agricoli, con livelli inferiori a quelli registrati nel 2023 e nel 2024, segnalando un possibile raffreddamento per il 2026.

Più negativo il quadro riguardante i costi di produzione, che nel 2024 avevano segnato una lieve diminuzione. Nel 2025 si evidenzia una nuova impennata del prezzo dell’elettricità e del gas naturale. Note dolenti anche sul fronte del costo dei fertilizzanti, che dopo il calo registrato nel biennio 2023-2024 sono tornati a salire (Urea +72%). E per il 2026 è prevista solo una leggera diminuzione. E salgono anche i prezzi dei mezzi di produzione (+3,8%).

Nel 2025 è invece proseguito il calo dei prezzi dei cereali, con mais e grano duro che nel 2026 dovrebbero stabilizzarsi rispettivamente intorno ai 200 e 250 dollari per tonnellata. Commenta Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona: “Le previsioni, alla luce del quadro politico internazionale, delineano un contesto estremamente instabile e complesso, vedi le vicende relative al Mercosur, ai mercati indiani e ai dazi Usa. Nel complesso, il 2025 si è chiuso in maniera discreta, ma vanno segnalati un nuovo incremento dei costi dei fertilizzanti e il prezzo sempre più elevato dell’energia arrivata a valori superiori al periodo Covid, con la forbice che si allarga tra costi e ricavi. Anche se si registra un aumento dei prezzi al consumo del 25%, va rimarcato che non è ascrivibile agli agricoltori perché le quotazioni dei prodotti sono diminuite, a cominciare da quelle dei cereali”.

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