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EXPORT ALIMENTARE: RECORD

Sessantaquattro miliardi nel 2023

Il 2023 segna un record storico per l’export agroalimentare, raggiungendo i 64 miliardi con una crescita del 6% rispetto al 2022, secondo i dati Istat. Più di un terzo dei prodotti va oltre i confini comunitari, ma l’Unione Europea rimane la principale destinazione, soprattutto in Germania e in Francia.

“Si tratta di un record trainato da un’agricoltura nazionale che è leader in Europa in più di un settore – commenta Alex Vantini, presidente di Coldiretti Verona – Oltre ad essere il Paese più green e più orientato al bio, l’Italia vanta anche il maggior numero di specialità Dop/Igp/ Stg. Basti pensare che secondo le rilevazioni di Ismea solo nella nostra regione il commercio di prodotti tutelati con un marchio (89 in tutto) vale quasi cinque miliardi di euro (+5,8% nel 2022 sul 2021) di cui circa un miliardo e mezzo solo a Verona”.

Il Belpaese è anche il primo produttore Ue di riso, grano duro e di molte verdure e ortaggi tipici della dieta mediterranea come pomodori, melanzane, carciofi, cicoria fresca, indivie, sedano e finocchi. E anche per quanto riguarda la frutta primeggia in molte produzioni importanti. Il Made in Italy dal campo alla tavola vede impegnati ben 4 milioni di lavoratori in 740mila aziende agricole (15mila a Verona, dati Camera di Commercio), 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio.

Una rete diffusa lungo tutto il territorio che quotidianamente rifornisce i consumatori italiani ai quali i prodotti alimentari non sono mai mancati nonostante pandemia e guerra. “Nel 2015, durante l’Expo di Milano– continua Vantini – avevamo auspicato il raggiungimento di un valore pari a 60 miliardi nel 2025. Ci eravamo concessi dieci anni per dimostrare al mondo le potenzialità del Made in Italy agroalimentare, senza naturalmente prevedere né pandemie, né rincari vertiginosi dei prezzi delle materie prime, né tanto meno guerre. Questo risultato conferma non solo tali
potenzialità, ma soprattutto quanto ancora il comparto abbia da esprimere se solo le condizioni esterne fossero più favorevoli”. “Ora ci proponiamo di arrivare a 100 miliardi nel 2030. Sta a noi sostenere questo trend di crescita – conclude Vantini – ma potremo farlo solo con il concreto sostegno delle istituzioni che dovranno colmare i ritardi nell’adeguamento delle infrastrutture, dei collegamenti lungo lo stivale e verso i paesi esteri, della logistica e dell’internazionalizzazione delle imprese. Senza citare gli enormi danni causati al comparto a causa di un italian sounding sempre più diffuso che fa guadagnare al falso Made in Italy ben 120 miliardi di euro all’anno”.

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