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FOOD BLOGGER E CENE OFFERTE: SCROCCONI O PUBBLICITÀ?

È uscita recentemente la notizia di un ristoratore internazionale che ha denunciato pubblicamente una food blogger perché si offriva di realizzare, a fronte di una cena gratis per lei e 7 amici, una recensione del ristorante da pubblicare sui profili social.

Molti ristoratori denunciano, ormai da anni, questi comportamenti che definiscono, senza giri di parole, un malcostume non rispettoso del lavoro e dei grandi sacrifici che ci sono dietro la gestione di un ristorante.

Inoltre, ad avviso di molti, con queste modalità, le recensioni non sarebbero sempre genuine con il rischio di passare messaggi sbagliati. Il fenomeno dell’influencer marketing (strategia di marketing con cui un brand si affida ad un influencer per promuovere i propri prodotti o servizi) è molto cresciuto negli ultimi anni, soprattutto nel settore della ristorazione.

Il ruolo dell’influencer, in questo caso, è quello di condividere contenuti sui social relativi alla cena nel ristorante per indirizzare le decisioni di acquisto dei propri follower e invogliarli a provare il locale. L’influencer svolge quindi una attività promozionale vera e propria e, pertanto, dovrà rispettare tutte le norme sulla pubblicità. Non esistendo una normativa ad hoc per l’influencer marketing si dovrà fare riferimento a quelle norme che regolano la

pubblicità e, per quanto riguarda la tutela dei consumatori, viene in aiuto il Codice del Consumo. La regola fondamentale è che la “collaborazione” tra ristorante e influencer sia ben visibile. Deve essere infatti indicata la dicitura “pubblicità/advertising”, “ad”, “sponsorizzata” per far capire all’utente finale che si tratta di pubblicità.

I problemi sorgono perché, generalmente, il personaggio famoso condivide con i propri follower scene di vita quotidiana, attraverso story, reel e post, e, tra un contenuto e l’altro, infila anche queste immagini di cene/pranzi. L’influencer punta tutto sulla spontaneità, prima regola per far funzionare la comunicazione, e, così facendo, non risulta sempre semplice comprendere se si tratta di vere scene di vita quotidiana o di lavoro pagato vero e proprio.

È molto importante quindi il rispetto di queste regole basilari di chiarezza perché, pur nella velocità dei social, se il consumatore è consapevole di trovarsi davanti ad un contenuto pubblicitario, mostra una soglia di attenzione più alta ed è meno soggetto a condizionamenti.

Avv. Giorgia Speri,
Resp. di Casa del Consumatore a Verona centro

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