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GRANCHIO BLU, UNA RISORSA

Caratossidis: “Ne importiamo da Grecia e Tunisia”

«Sacrosanto il sostegno del Governo al settore della pesca e della molluschicoltura che da oltre trent’anni soffrono una crisi strutturale legata a molteplici cause e variabili che hanno fatto
molti più danni del famigerato granchio blu».

Così Paolo Caratossidis, promotore del primo Granchio Blu Network e presidente di Cultura & Cucina, l’associazione di promozione enogastronomica che sta studiando il fenomeno sotto i profili economici, sociali e culinari. «Alla filiera del Granchio Blu mancano ancora alcuni tasselli fondamentali, dato che in Italia vengono importati quantitativi significativi di polpa di granchio blu, soprattutto dalla Grecia e dalla Tunisia», questa l’opinione di Caratossidis, già autore del libro “Granchio Blu, minaccia o risorsa”. «Vista l’entità del fenomeno e il suo valore commerciale, sarebbe ora di comprendere che il prodotto “granchio blu” italiano dovrebbe essere salvaguardato e non demonizzato come hanno fatto in molti per ignoranza e pregiudizio», ha detto ancora l’esperto.

«Con l’inserimento nell’elenco delle denominazioni delle specie ittiche di interesse commerciale, si è dato avvio alla valorizzazione del prodotto che dovrà essere poi sviluppata attraverso una strategia mirata alla realizzazione di una vera e propria filiera di consumo – ha spiegato Caratossidis -. Dal MASAF, il Ministro Lollobrigida ha confermato la posizione espressa già l’estate
scorsa quando il fenomeno si era manifestato prepotentemente. Una linea che sposo integralmente». Il Ministro ha, infatti, ribadito come «il granchio blu può essere una grande risorsa sia per le sue proprietà nutrizionali, in particolare la forte presenza di vitamina B12, sia per i potenziali mercati di sbocco, anche internazionali che si possono raggiungere». «Bisogna iniziare a promuovere seriamente la nascita di una filiera virtuosa che porti valore al nostro territorio con azioni mirate a contenere l’import del crostaceo e alla lavorazione e commercializzazione del prodotto nostrano.
Solo in Veneto fino ad ottobre 2023 sono state commercializzate dai sei mercati ittici regionali del Veneto e dal consorzio pescatori Polesine oltre 400 tonnellate che toccherebbero quasi quota 1000 con quelli mandati sciaguratamente al macero perché sotto taglia dal punto di vista commerciale, 490 tonnellate, che ha generato un costo vivo a carico del Consorzio per lo smaltimento quantificabile in circa 468mila euro», ha concluso Caratossidis.

 

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