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LA VOCE DEGLI IMPRENDITORI: RICCARDO PIZZOLI

Riccardo Pizzoli , neoeletto Delegato di Coldiretti Giovani Impresa, conduce insieme al nonno e al padre un allevamento di bovini da latte a Bovolone, in provincia di Verona. Racconta criticità e opportunità del settore agricolo per i giovani.

Una nuova nomina avvenuta per acclamazione in seguito a numerosi incontri avvenuti in tutta la provincia di Verona. Cosa rappresenta per lei?

Sono onorato per aver ricevuto questo incarico che voglio portare avanti con l’obiettivo di unire sempre più giovani, in modo da poter realizzare un gruppo coeso, che sappia fronteggiare le avversità e proporre nuove iniziative. Coldiretti Giovani Impresa ci offre la preziosa opportunità di operare un confronto reciproco e di metterci in gioco attivamente per il bene della comunità. La sua azienda a conduzione familiare opera da anni all’interno della produzione di latte vaccino.

Quali sono le maggiori difficoltà riscontrate nell’ultimo periodo?

Il sistema agroalimentare sta affrontando una crisi senza precedenti: il conflitto ucraino – come soltanto qualche tempo fa aveva fatto il ciclone Covid-19 – si è abbattuta sull’economia nazionale, mettendone a nudo tutte le fragilità. L’agroalimentare italiano sta tuttora pagando un prezzo altissimo, che si ripercuote non soltanto sulla produzione vera e propria ma sull’intera filiera, dai campi agli scaffali dei negozi. Soltanto per fertilizzanti, mangimi, gasolio, sementi e noleggi passivi, l’impatto medio aziendale è di oltre 17.500 euro in aumento, mente le quotazioni di grano e mais aumentano tra il 15 e il 25% di settimana in settimana. Questa crisi internazionale può determinare in un’azienda agricola su dieci l’incapacità di far fronte alle spese dirette necessarie a realizzare un processo produttivo, estromettendole di fatto dal circuito.

Il settore agroalimentare può ancora offrire una possibilità di carriera ai giovani?

Assolutamente sì. Con l’arrivo della primavera, nelle campagne c’è posto per almeno 100mila giovani per colmare la mancanza di manodopera che ha duramente colpito le campagne lo scorso anno. Il settore agroalimentare ha bisogno di figure specializzate come i trattoristi, i serricoltori, i potatori e tecnici dell’agricoltura 4.0 per guidare droni, leggere i dati metereologici ed utilizzare gli strumenti informatici ma anche raccoglitori per le verdure, la frutta e la vendemmia. Non vanno dimenticati poi i nuovi sbocchi occupazionali offerti dalla multifunzionalità, che vanno dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla vendita diretta, dalle fattorie didattiche agli agriasilo, ma anche alle attività ricreative, l’agricoltura sociale, l’agribenessere e la cura del paesaggio o la produzione di energie rinnovabili. Per chi ha voglia di mettersi in gioco e proporre idee innovative, in agricoltura il lavoro c’è, eccome.

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