Made in Italy: Coldiretti chiede la revisione del codice doganale

Pomodoro cinese che diventa magicamente passata italiana, mozzarelle fatte con latte polacco ma che sulla confezione hanno il tricolore e cosce di maiale straniero che diventano prosciutti “Made in Italy” solo perché vengono salate in Italia. Sono moltissimi i prodotti che derivano da materie prime estere ma che vengono venduti come italiani solo perché hanno ricevuto un’ultima lavorazione sostanziale nel nostro Paese, generando confusione tra i cittadini e un danno enorme alle aziende agroalimentari del Belpaese.

Coldiretti si è quindi mobilitata chiedendo la riforma del Codice Doganale Europeo a tutela del comparto agroalimentare, raccogliendo nel Veronese un consenso sempre più ampio: circa il 70% dei comuni della provincia, ossia una settantina su novantotto, ha già deliberato a favore della proposta promossa dall’organizzazione agricola.

Al centro dell’iniziativa c’è la richiesta di modificare il Regolamento UE 952/2013, e in particolare l’articolo 60. L’attuale normativa stabilisce che, quando alla realizzazione di un bene concorrono più Paesi, l’origine del prodotto debba essere attribuita allo Stato in cui è avvenuta l’ultima lavorazione o trasformazione sostanziale ed economicamente giustificata.

Questo meccanismo genera un vero e proprio paradosso a danno del Made in Italy. La regola vigente consente infatti a materie prime interamente estere, coltivate o raccolte fuori dai confini nazionali, di ottenere legalmente l’origine italiana grazie a una semplice fase finale di lavorazione industriale o di confezionamento effettuata sul suolo nazionale.

Per contrastare questa ambiguità, l’Italia ha applicato in passato i Decreti Origine per imporre l’indicazione trasparente della provenienza delle materie prime su filiere specifiche come latte, pasta, riso e pomodoro. Tuttavia, tali norme nazionali risultano insufficienti nel panorama comunitario.

Coldiretti, supportata dalle istituzioni territoriali, chiede quindi una riforma europea immediata che renda obbligatoria l’indicazione dell’origine degli ingredienti su tutti i prodotti alimentari, inclusi quelli destinati alla ristorazione. Lo scorso 20 luglio, a Palazzo Barbieri, sede del Comune di Verona, è stata presentata la compagine delle amministrazioni comunali che hanno deliberato a supporto dell’iniziativa, assumendosi l’impegno di farsi portavoce di una battaglia fondamentale per la trasparenza verso i consumatori e per la difesa dell’economia agricola locale contro la concorrenza sleale e l’Italian Sounding.

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