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ORIGINE DELLA FRUTTA

Diventa obbligatoria sulle etichette di succhi e marmellate

Via libera del Parlamento Europeo all’obbligo di indicare la provenienza della frutta utilizzata in succhi e marmellate, oltre che per il miele per il quale vengono rese ancora più trasparenti le etichette con l’indicazione delle percentuali dei mieli provenienti dai diversi Paesi nelle miscele.

La cosiddetta Direttiva “Breakfast” è il risultato della lunga battaglia di Coldiretti per la trasparenza dell’informazione ai consumatori ed è una risposta all’86% degli italiani che reputa importante conoscere la provenienza dei prodotti alimentari che acquista. “Si tratta di un obiettivo importante sul piano della salute, dell’economia, dell’occupazione e dell’ambiente soprattutto per l’Italia che è il secondo produttore europeo di frutta e per Verona che vanta numeri da primato a livello regionale e nazionale”, ha detto il presidente di Coldiretti Verona, Alex Vantini. A causa delle importazioni le aziende agricole italiane hanno estirpato oltre 100 milioni di piante di frutta fresca negli ultimi quindici anni con la scomparsa di tutte le principali produzioni, dalle mele alle pere, dalle pesche alle albicocche, dall’uva da tavola alle ciliegie (analisi Coldiretti su dati Istat). “Un trend pericoloso favorito anche – precisa Vantini – dalle importazioni di prodotti low cost di frutta da destinare alla trasformazione industriale in succhi e marmellate dall’estero dove spesso non vengono rispettati gli stessi criteri in termini di rispetto dell’ambiente, del lavoro e della sicurezza alimentare”.

La svolta in atto sulla frutta e sul miele completa un percorso iniziato nel 2002 con l’obbligo di indicare la provenienza della carne bovina consumata che si è esteso grazie alla battaglia della Coldiretti in Europa e in Italia, dal latte alla passata di pomodoro, dai formaggi ai salumi, dal riso e pasta fino a decorrere dal 1 gennaio 2025 alla frutta e verdura in busta, noci, mandorle, nocciole ed altri frutti sgusciati, agrumi secchi, fichi secchi e uva secca, funghi non coltivati e zafferano.

Resta ancora anonima la provenienza del grano impiegato nel pane, nella farina, nei dolci e biscotti e degli ingredienti utilizzati nei gelati. “Un passo importante fortemente sollecitato dalla Coldiretti impegnata da anni nel percorso di trasparenza dell’informazione ai consumatori sull’origine degli alimenti portati a tavola, a tutela della libertà di scelta” chiude
Vantini nel sottolineare che si tratta di “un  risultato che si colloca tra le azioni necessarie per un adeguato riconoscimento delle nostre produzioni frutticole. Ora siamo fiduciosi che tale risultato trovi la necessaria ratifica al trilogo tra Commissione, Parlamento e Consiglio”.

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