Tommaso Martini: il valore delle osterie per un turismo slow
Ad ogni estate si fa un gran parlare di overtourism in montagna. Assistiamo a località sommerse da un’ondata di visitatori talmente impetuosa da impoverire i territori, creando problemi per l’ambiente e per chi li vive tutto l’anno. Il turismo lento, che viene invocato come soluzione, non ha ancora trovato le modalità per definirsi e adattarsi a esperienze e luoghi diversi. Stretto tra il dovere di mantenere una fondamentale matrice popolare del turismo moderno, e il limite fisico di sostenere determinati numeri di affluenza.
Le destinazioni stanno elaborando il concetto di turismo di qualità, che non può essere confuso con un turismo alto spendente. La qualità dovrebbe risiedere nella capacità di avere una impronta positiva sulla montagna visitata, riuscendo a lasciare sul territorio valore (in senso lato) a compensazione delle risorse utilizzate per il proprio svago e piacere. Esistono dei luoghi che permettono di redistribuire questo valore, al contempo economico ma anche sociale e culturale. Sono le osterie, questi straordinari elementi del sistema locale del cibo, capaci di convogliare sulla tavola il frutto del lavoro di agricoltori, allevatori e a volte anche dei piccoli artigiani. Frequentarle è un primo passo per rendere sostenibile la propria presenza in montagna. Si partecipa ad animare micro filiere economiche strettamente legate alle azioni che permettono di mantenere curati i paesaggi, attivi i servizi ecosistemici connessi alle attività agro-silvo-pastorali e abitati tutto l’anno i paesi. Ci si nutre con piacere, si scopre la cultura gastronomica dei luoghi, e si contribuisce a tener vivo un intero sistema.
In Trentino sono decine le osterie, e prendono l’aspetto di masi, agriturismi, rifugi. Ciò che le accomuna è proprio questo inserirsi nella comunità. Ecco qualche consiglio. Se siete sul Monte Baldo non perdetevi Maso Palù della famiglia Girardelli, a pochi chilometri da Brentonico, una cucina che sa far propri gli ingredienti dell’Hortus Europae, uno dei luoghi più ricchi di biodiversità del continente.
Nella parte orientale della provincia vi consigliamo Mas del Saro in Val dei Mocheni, per scoprire i piatti e i pani di Vea Carpi; oppure, nella più battuta Valsugana, la rinnovata Osteria Storica Morelli a Canezza di Pergine e il ristorante Boivin a Levico, dove opera Riccardo Bosco, riconosciuto come “Oste dell’anno” dalla Guida Osterie d’Italia 2025. Proprio questa guida può darci i consigli per comporre questo mosaico di storie ed esperienze. Portandoci magari a Ciasa do Parè (in foto), in Val di Fassa, con Aurora e Alessandro ad allevare grigio alpine e Matteo a cucinare piatti sempre nuovi.Varcando la valle dell’Adige, e risalendo il torrente Noce, troviamo l’allegro gruppo dei Cuochi dell’Alleanza della Val di Non e della Val di Sole: il Ristorante Nerina (Malgolo di Romeno), l’Osteria Casa de’ Gentili (Sanzeno), l’enoteca Il Picchio Nero (Cles), il ristorante del Pineta Nature Resort (Tavon), la Corte dei Toldi (Terzolas).
Ogni valle ha i suoi osti: andate a trovarli, ascoltate le loro storie e quelle dei produttori con cui collaborano: tornerete a casa arricchiti, proprio come i territori che avrete attraversato.
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