Coldiretti di nuovo al Brennero

Necessario modificare il codice doganale.

La sicurezza alimentare non è solo una questione di controlli sanitari, ma coincide anzitutto con il diritto imprescindibile dei consumatori di sapere esattamente cosa portano in tavola. Questo è il principio cardine che lo scorso 27 aprile ha spinto diecimila agricoltori della Coldiretti, tra cui centinaia di veronesi, a mobilitarsi al Brennero, guidati dal presidente Ettore Prandini e dal segretario generale Vincenzo Gesmundo.

Al centro della protesta vi è una richiesta di trasparenza non più rinviabile: la modifica del codice doganale sull’ultima trasformazione sostanziale dei prodotti, una norma paradossale che sottrae oltre 20 miliardi di euro all’agricoltura italiana e, soprattutto, inganna chi acquista il cibo senza poter conoscerne la provenienza.

Attualmente, i meccanismi doganali europei consentono a materie prime straniere, coltivate con standard spesso ben diversi da quelli rigorosi imposti in Italia, di essere trasformate sul nostro territorio e ricevere legalmente la dicitura “Made in Italy”. Questa distorsione della realtà rappresenta una grave violazione del patto di fiducia tra produttore e consumatore, privando i cittadini del diritto di compiere scelte d’acquisto libere e consapevoli. Conoscere la reale origine del cibo è una precondizione fondamentale per valutare la qualità e la sicurezza di ciò che si consuma.

In una fase storica complessa, segnata dall’esplosione dei costi di produzione e dalle tensioni geopolitiche globali, il rischio di un’invasione di alimenti ultra-trasformati e di dubbia provenienza è sempre più concreto. Difendere l’origine significa quindi tutelare la salute pubblica. La trasparenza totale lungo la filiera agroalimentare è lo strumento primario per contrastare le frodi e garantire cibi sani. Un traguardo storico in questa direzione è stato l’approvazione della legge sui reati agroalimentari, la cosiddetta “Legge Caselli”, fondamentale per colpire le agromafie che speculano sull’oscurità delle etichette. Tuttavia, l’anomalia doganale resta una questione aperta.

Per queste ragioni, Coldiretti ha lanciato la campagna social #nofakeinitaly e ha portato le proprie istanze direttamente al Commissario europeo alla Salute, Olivér Várhelyi, al quale nei giorni scorsi è stato simbolicamente consegnato il milione di firme di cittadini che chiedono maggiore trasparenza in tutta Europa. Solo sapendo da dove proviene il cibo è possibile garantire una vera sicurezza alimentare, difendendo la sovranità economica del Paese e la tranquillità di ogni cittadino a tavola.

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