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TENUTA CANTONI DI SOTTO CA’ BRUNELLO

Giovane, intraprendente, una laurea in giurisprudenza e lo sguardo rivolto ad un mondo più sostenibile. Si chiama Pietro Scaggiante e da Bessica di Loria, nella parte occidentale della pianura di Treviso, sta facendo partire la sua rivoluzione: creare un un’azienda “alla francese”, fortemente legata al territorio che punti ad una produzione di vino di grande qualità. Nasce così la Tenuta Cantoni di Sotto – Ca’ Brunello.

“Mio nonno aveva dei terreni nella zona e sarà per questo che, anche se viviamo a Venezia, abbiamo sempre avuto una forte passione per la campagna – racconta Pietro -. Al centro dell’azienda agricola c’è una casa del ‘500 che era chiusa da molti anni, ma subito ci ho visto tantissimo potenziale”.

La casa è stata costruita da un ramo minore della famiglia Colonna – originaria di Roma, ma trasferitasi nel trevigiano nel XVI secolo – ed era al servizio di alcune attività agricole della zona, poi è passata per le mani di diversi casati veneziani fino ad arrivare alla famiglia Brunello, che l’ha acquistata all’inizio del ‘900.

“In famiglia abbiamo deciso di mantenere la casa e quindi ho pensato di convertire a vigneto i terreni coltivati a seminativo. Il territorio d’alta pianura, vicino al Monte Grappa, garantisce una buona ventilazione e quindi la sanità delle uve. Inoltre essendo fortemente ghiaioso e vicino ad un corso d’acqua, che ha portato molte argille, e alla posizione assolata il terreno si prestava bene a questo tipo di coltivazione – spiega Pietro -. Con mia mamma abbiamo inoltre deciso di fare un importante restauro della casa per farne il centro dell’azienda vinicola”.

L’idea di Pietro prende forma dalla tradizione francese, attenta al terroir, alla storia e al clima del luogo, con l’obiettivo di creare uno chatueax che potesse diventare il cuore dell’azienda agricola per accogliere in futuro anche un agriturismo. In questo terreno sono state piantate due varietà di vigneti resistenti che sono il cabernet volos (che riprende nel gusto il cabernet sauvignon) e il sauvignon rytos (che ha il carattere invece del sauvignon bianco).

“Sono varietà studiate con l’Università di Udine che nascono da un incrocio per impollinazione tra la varietà da cui si vuole tenere il gusto e la vita americana che è resistente alla maggior parte
delle malattie fungine della vite. L’obiettivo enologico è quello di ottenere un prodotto classico e di qualità, in modo più sostenibile usando una minor quantità di prodotti chimici sulle piante”.

Ma Pietro non si è fermato qui: “Abbiamo già piantato una varietà tradizionale il Raboso, con l’obiettivo di arrivare con le tre varietà a 18mila bottiglie – spiega -. Voglio abbracciare il settore
dell’agricoltura a tutto tondo per questo stiamo ampliando l’attività anche nella coltivazione di noci da frutto, un prodotto di qualità e certificato che fa parte di un consorzio”.

La sfida è raccolta, il futuro tutto da scrivere.

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