C’è un luogo, tra le colline silenziose della Valpolicella, dove la cucina non è solo atto quotidiano, ma gesto ancestrale. Dove la tavola non è il fine, ma il mezzo per custodire un’identità profonda, familiare, irriducibile al passare del tempo. Trattoria Caprini, a Torbe di Negrar, provincia di Verona, non si racconta attraverso mode o tendenze, ma attraverso la continuità di un gesto che si rinnova ogni giorno: quello di cucinare come si è sempre fatto, nel rispetto della memoria, del territorio, della verità.
In queste sale di pietra e legno, la tradizione non è un esercizio stilistico ma una scelta quotidiana che fonda le sue origini in una lunga storia familiare. Chi varca la sua soglia non viene solo accolto in un ristorante, ma nella casa di famiglia, in una narrazione che attraversa quattro generazioni, fatta di mani che impastano, di sapori che non cercano di stupire, ma di condividere ricordi.
«Crediamo da sempre che una pasta ben fatta possa parlare da sola – spiega Sergio Caprini Ad impreziosire la pasta fresca della Trattoria sono poi i sughi. Cucinati in modo lento, rispettando il ritmo delle stagioni e le antiche tecniche di preparazione.
Tra i più apprezzati vi è l’ormai iconico “ragù della Pierina”, una ricetta rimasta invariata da quattro generazioni, insieme al ragù bianco di coniglio e al ragù di lepre, accompagnato nel periodo autunnale da saporiti funghi porcini.
A raccontare di antichi sapori di casa sono poi i secondi, fotografie su piatto della tradizione culinaria del territorio e tra i quali spiccano coniglio in umido con polenta, brasato, fegato alla veneziana. Una morbida coccola sono infine i dolci. Tradizionali prelibatezze con le Brassadelle pasquali o il Natalino, preparati secondo le antiche ricette di una volta.
A fondersi in perfetta armonia, senza invadenza, nel menù di Trattoria caprini sono inoltre alcune moderne tecniche di preparazione. «Il sottovuoto o l’abbattimento per i dolci ad esempio – spiega sergio Caprini – sono strumenti che affianchiamo alle preparazioni più tradizionali per garantire sempre una qualità elevata, ma mai a discapito dell’artigianalità. Non crediamo nelle scorciatoie, non rigeneriamo piatti, ma ogni giorno impastiamo e cuciniamo guidati dal quel passato che per noi è fonte di grande ispirazione e ricchezza».













