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VINO È RICERCA DEL TERRITORIO

Il punto di vista del sommelier Michael Adami

Nel settore della ristorazione, rispetto a qualche anno fa, che  valenza ha oggi il vino sotto il profilo non solo economico ma anche per  quanto riguarda la cultura del bere?

Lo abbiamo chiesto a Michael Adami, già Miglior Sommelier Nord-Est FISAR 2020-2021. 

“ Credo che negli ultimi anni ci sia stata una spinta per quanto riguarda la crescita del vino nel modo nella ristorazione data da un “cambio generazionale di consumatori”, che privilegia il buon bere. Quindi il vino oggi non è solo convivialità, ma è diventato anche ricerca di un territorio, un modo per acculturarsi e ha una valenza di coesione tra territorio, persone, e piacere che il consumatore trova. 

La clientela al ristorante si è fatta più esigente nella scelta dei vini. Quale deve essere sotto  questo profilo il ruolo del ristoratore? 

Semplicemente il ruolo del ristoratore è quello di munirsi di persone competenti e di figure professionali che possano condurre alla scelta migliore il consumatore, ricordando sempre che ogni cliente ha i suoi gusti e le sue preferenze, e che l’aspetto dell’abbinamento cibo-vino è un aspetto che negli ultimi anni sta incuriosendo sempre più consumatori che vogliono fare proprio “esperienza” di questo.   

Quale consiglio si sentirebbe di dare ai produttori di vino, in particolare a quelli veronesi? 

Il consiglio che posso dare è quello di essere identitari, e legati al territorio. Ovvero portare in una bottiglia, in un calice di vino, quello che la zona può regalare, lavorando con professionalità e dedizione perché è lì che si possono ottenere grandi risultati e grandi bottiglie.   

Nel complesso qual’è lo stato di salute del vino veronese, sotto il profilo della qualità e della produttività ? 

Credo che ci siano state delle buone produttività negli anni, tuttavia la qualità sappiamo che varia molto a seconda del meteo e delle annate, nel complesso buone comunque. Per quanto riguarda  l’annata che verrà, nelle terre veronesi purtroppo abbiamo due facce a mio punto di vista: da un lato un clima non torrido e ideale per la vite, con escursioni termiche importanti, dall’altra la tragicità di continui e sempre più rilevanti eventi atmosferici quali grandine e venti molto forti che mettono in ginocchio le viti. 

Come si possono approcciare i giovani al mondo del vino? 

I giovani devono approcciarsi gradualmente, direi step by step. Mi spiego meglio: spesso vedo giovani con in mano bottiglie da 50, 100, 200 euro e magari nemmeno sanno cosa bevono o sanno cosa si produce nella loro terra d’origine. Invece è bello, secondo me, che i giovani si approccino al mondo del vino in maniera consapevole, ricercando magari prodotti del loro territorio, affacciandosi anche a vini internazionali senza badare al nome, al blasone o al prezzo alto per far vedere che si beve spendendo tanto. Spesso si può bere bene, qualcosa di particolare spendendo anche molto meno. 

 

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